Imprese orafe, argentiere e orologiaie

Conclusa l’analisi conoscitiva realizzata da Confartigianato del Veneto

Si è recentemente conclusa l’indagine conoscitiva imprese orafe-argentiere-orologiaie finalizzata a conoscere le tipologie di lavorazioni e specializzazioni delle imprese venete del settore. Si tratta di un’iniziativa avviata nel secondo semestre dell’anno scorso che ha coinvolto diversi Presidenti e funzionari di categoria. 

 
“Ha risposto alla nostra indagine – spiega la Presidente di Confartigianato orafi del Veneto Guglielmina Peretto – più del 10% delle 1.259 imprese registrate nelle sette CCIAA al 31 dicembre 2017. Ben 149 infatti le aziende (79 a VI, 36 PD, 17 VE, 14 VR, 2 BL e 1 TV) che hanno compilato il questionario predisposto dalla categoria. L’iniziativa ha comportato un grande sforzo che ha portato però ad un dato significativo, importante, utile e di tendenza che ci permette di identificare la tipologia di imprese che siamo chiamati a rappresentare”. 
Un terzo delle imprese artigiane orafe ha sede nel distretto vicentino e due terzi nelle altre province. 
 
Ma concretamente di che tipologie di imprese stiamo parlando? Si tratta di imprese straordinariamente diversificate e con differenti vocazioni imprenditoriali. 
All’interno di questo settore troviamo infatti botteghe orafe che impiegano tecniche di lavorazione peculiari fornendo al cliente creazioni originali e che nell’ultimo periodo hanno potenziato il segmento della “rivendita”, laboratori che forniscono servizi all’industria, service di riparazione ai negozianti, troviamo incastonatori, incisori, esperti dell’arte degli smalti, e poi designer e prototipisti, maestri orafi, artisti, argentieri, orologiai e aziende più strutturate, fortemente orientate al mercato internazionale. 
 
La maggior parte delle imprese intervistate sono state costituite a partire dagli anni ‘80 (19%); si attesta intorno al 9% il numero di imprese nate anche dopo la grave crisi economica finanziaria del 2007. 
Dal punto di vista dimensionale, il 48% delle imprese orafe non ha nessun dipendente, il 24% ne ha fino a 3, il 13% da 7 a 15, l’11% ne ha da 4 a 6 e solo il 4% delle imprese hanno più di 16 dipendenti. 
Per quanto riguarda la tipologia di lavorazioni svolte, più di 80 imprenditori dichiarano di poter svolgere lavorazioni su misura, 50 aziende di poter produrre in serie e 46 aziende effettuano riparazioni in genere. 
 
La maggior parte delle imprese si rivolge al cliente privato e opera nel mercato interno. 
Le aziende che esportano lo fanno maggiormente all’interno dell’UE, seguono America del nord, medio ed estremo Oriente. Sul totale delle imprese intervistate, solo 4 aziende ritengono quale canale commerciale principale la partecipazione ad eventi fieristici all’estero e 18 aziende a fiere in Italia. 
 
Si registra l’interesse, da parte delle imprese che esportano e operano in logica di filiera accanto alle industrie, al tema delle certificazioni mentre è ancora poco rilevante il numero di imprese che hanno già ottenuto questo riconoscimento da parte di enti riconosciuti. 
Uno dei maggiori driver di sviluppo delle imprese del settore è sicuramente offerto dalle nuove tecnologie (cad/cam, taglio laser, stampa 3d ecc); le imprese intervistate recentemente hanno potenziato e hanno intenzione di continuare ad investire in nuove tecnologie, design del prodotto, vendita e promozione on line, lavorazioni conto terzi. 
 
“Questi dati possono essere interpretati in modi diversi -afferma la Presidente-, ma i numeri parlano chiaro e fanno riflettere. Se le imprese lavorano da sole faranno fatica a sopravvivere. Pur con diverse vocazioni e ambizioni, in tutte queste tipologie di imprese sono presenti specifiche e straordinarie competenze, che è utile precisare vengono costantemente aggiornate e integrate. Queste sono le competenze che il mondo ci invidia fondate non tanto sui quantitativi prodotti ma sulla nostra creatività, il nostro stile, la qualità, le tecniche di lavorazione e la metodologia produttiva. Di fatto queste competenze sono un patrimonio artistico e culturale che dobbiamo saper tutelare, valorizzare, cercare di trasferire alle nuove generazioni e divulgarle al pubblico”. 
 
“Preziose diversità che impongono a mio avviso -precisa- a noi rappresentanti di categoria di cercare di sviluppare velocemente nuove politiche sindacali coerenti con la realtà delle imprese, ma di tutte le imprese, non solo quelle più strutturate. Sino ad ora siamo stati rappresentati come se fossimo tutti uguali. Io credo che questo sia un forte limite dell’artigianato. Sembra che noi ci vergogniamo di dire chi e come siamo, quando invece dobbiamo esserne orgogliosi. Sono le nostre diversità che ci contraddistinguono e non dobbiamo celarle ma valorizzarle e al tempo stesso dobbiamo ammettere i nostri limiti e superare le importanti lacune presenti. Se le nostre imprese vogliono stare nel mercato e crescere devono necessariamente comprenderne le nuove logiche e trovarvi la più giusta collocazione senza tuttavia venir meno alla propria vocazione. Penso in particolar modo a delle attività che possano far crescere una cultura d’impresa volta all’aggregazione per poter arricchire l’offerta nel mercato fornendo servizi più adeguati alla propria clientela. Un più attento e costante approfondimento sulle nuove tecnologie e sulla possibilità attraverso esse di rivalutare tecniche produttive del passato che hanno fortemente identificato il prodotto con il territorio e un approccio commerciale più in linea con le preferenze di acquisto dei clienti, nonché una rivisitazione del nosro sistema “retail”, potrebbe iniziare a stimolare la voglia di crescere”.
 
 

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