Orafi. Le imprese artigiane non sono "compro oro"

No a nuovi costi e oneri burocratici. La posizione delle imprese artigiane venete.

Nei giorni scorsi Confartigianato è intervenuta in Commissione Finanze al Senato in merito alla nuova disciplina sui compro oro che il Governo intende adottare in attuazione di norme europee. La Presidente Guglielmina Peretto esprime la posizione condivisa delle imprese artigiane venete. 

“Riteniamo positiva l’emanazione dello schema di decreto legislativo sull’attività di compro oro che attua la direttiva UE antiriciclaggio 849 del 2015, poiché disciplina in maniera organica queste attività e rafforza i controlli per contrastare attività criminali. A nostro avviso però devono essere nettamente distinte le attività artigianali – di grande valore artistico quali quelle di orafo/gioielliere e argentiere – che solo in via occasionale e assolutamente marginale comprano oro usato destinandolo alla propria lavorazione e/o trasformazione, dall’attività meramente commerciale quale quella di compro oro. L’acquisto di oro usato per la riconversione in oggetti d’artigianato non può essere infatti equiparato al rischio ricettazione di un’attività di «compro oro»”. 
Per questo motivo abbiamo proposto una modifica del provvedimento del Governo che prevede l’esclusione delle imprese artigiane dall’applicazione della nuova normativa in base alla destinazione d’uso degli oggetti preziosi lavorati. Si ricorda che le aziende artigiane “della filiera dei preziosi” sono già soggette a specifici adempimenti, infatti per tutte le imprese è obbligatorio il Registro di pubblica sicurezza, che deve essere numerato e bollato a ogni pagina a cura dell’Autorità di pubblica sicurezza o dall’Ufficio del registro. Nel Registro in questione, viene annotata “la provenienza degli oggetti preziosi detenuti a qualsiasi titolo da parte degli operatori del settore orafo”. E lo stesso Registro può essere usato “per la gestione degli oggetti dati in riparazione da parte di privati”. 
Le imprese orafe artigiane sono già soggette a controlli obbligatori e devono essere escluse dagli ulteriori e gravosi obblighi previsti dal provvedimento di iscrizione nel registro degli operatori compro oro istituito presso OAM (Organismo degli Agenti in attività finanziarie e dei Mediatori creditizi) e di tenuta di un conto corrente dedicato alle transazioni di compravendita di oro che comporterebbero oneri burocratico e un aggravio dei costi. 
Permangono inoltre forti perplessità sull'opportunità di prevedere semplificazioni degli adempimenti in capo agli operatori che svolgono in modo limitato ed occasionale l'attività di “compro oro"; il concetto di occasionalità è alquanto labile, poiché sarebbe sinonimo di saltuarietà ovvero di scambi che devono avvenire in modo molto marginale secondo i parametri di tempo e di valore eventualmente da definire. Inoltre la possibilità di prevedere semplificazioni degli adempimenti per le imprese che svolgono marginalmente esercizio di acquisto oro usato, seppur condivisibile sul piano della proporzionalità degli oneri amministrativi, pare contrastare con le finalità del provvedimento normativo che è quella di adottare una disciplina organica sulle attività di compravendita di oro e oggetti preziosi usati in base al presupposto dell’elevata esposizione del settore al rischio di riciclaggio di denaro e reimpiego di beni di provenienza illecita. 
Un altro argomento che abbiamo proposto è quello di uniformare le procedure di controllo applicate dalle Questure che, a seconda delle province, richiedono agli operatori del settore documentazioni sostanzialmente diversificate. Un riordino di questa materia potrebbe contribuire alla semplificazione amministrativa e alla riduzione degli adempimenti incombenti su cittadini e imprese. 
 
“Auspichiamo che durante tutto l’iter di approvazione della norma, il legislatore prenda in considerazione queste fondamentali differenze e non equipari gli orafi artigiani ai negozi commerciali di «compro oro». - conclude Guglielmina Peretto - Non si vorrebbe infatti che porre in essere azioni positive di prevenzione e contrasto delle attività criminali diventi l’ennesima occasione per creare ulteriori adempimenti burocratici nei confronti delle piccole imprese artigiane”.
 

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