Trasferte di lavoro all’estero. I rischi sanitari

L’azienda deve informare il personale circa norme e rischi sanitari prima della trasferta

Una delle tematiche che solleva spesso dubbi è relativa alla tutela della salute e sicurezza nei lavoratori inviati all’estero. Quali sono le responsabilità e gli aspetti normativi, medici, operativi per l’individuazione e gestione dei rischi connessi alle attività di lavoro svolte in ambito internazionale?

E la tematica è resa ancora più attuale dalla diffusione di veri e propri rischi geopolitici in molte parti del nostro pianeta.
Si riporta di seguito un approfondimento fatto in un recente consegno sull’argomento, a cura di Ivano Fabbri (Medico Competente).
L’autore sottolinea, a proposito dei rischi sanitari, che attribuire un “rischio” alla mansione di “trasfertista”, inteso nel senso classico del termine, “per quanto attiene la Medicina Occupazionale, non è così semplice ed immediato”. Si può in ogni caso chiamare “rischio da trasferta” o “rischio biologico potenziale da trasferta” (il rischio biologico è “potenziale in quanto non vi è un contatto diretto con il patogeno” ma potenziale.)
 
Si indica che “in alcune zone del mondo alcune malattie sono endemiche cioè presenti sempre con un certo numero di casi mentre rare, fortunatamente, sono le forme epidemiche cioè presenti con un altissimo numero e crescenti in forma esponenziale (l'ultimo esempio temporale è l'infezione da virus Ebola)”.
E la realtà da affrontare è quella delle forme endemiche in quanto, in periodi epidemici è bene che “le trasferte vengano classificate ad altissimo rischio sanitario” e, quindi, sono “da evitare”.
 
In particolare le “malattie che, attualmente, sono endemiche e che ci devono preoccupare sono:
1. Malaria (Africa, Asia, America del Sud)
2. Tifo addominale (ubiquitaro)
3. Colera (Asia e America Meridionale)
4. Epatiti A e B (ubiquitaria)
5. Virus Zika (Brasile e Sud America)
6. Influenza aviaria e MERS con le sue varianti (Estremo Oriente)
7. Meningite meningococcica (cintura della meningite Africa Orientale e Centrale)
8. Virus Ebola (Africa)”. 
 
Si sottolinea che l'Azienda ha l'obbligo:
- “di informare il personale trasfertista sulla situazione sanitaria del paese di destinazione”;
- “di rendere noto cioè informare il dipendente sulle norme comportamentali da seguire una volta nel Paese di destinazione lavorativa”. 
 
Altro tema possono essere le trasferte frequenti e di lunga durata in aree endemiche per malaria.
La profilassi antimalarica è un “procedimento medico che si attua con farmaci antimalarici somministrati, appunto, a scopo profilattico e non ha la stessa valenza di un vaccino che protegge per anni o addirittura per tutta la vita, ma protegge solo fino a quando viene assunto”. 
I dipendenti dovranno avere, quale supporto aziendale alla trasferta, una “serie di dotazioni e informazioni così enunciabili: 
1.Fornitura di insetto repellenti; 
2.Prenotazione in alberghi muniti di aria condizionata; 
3.Riferimento dell’ Ospedale, possibilmente internazionale, il più vicino al luogo di lavoro; 
4.Numero di cellulare Medico Aziendale”.
E al rientro dalla trasferta il dipendente “deve avere la cura di segnalare agli organi competenti aziendali qualsiasi episodio febbrile, di malessere generale, dolori muscolari non giustificabili da traumi in modo che il Medico Aziendale, informato a sua volta, possa prendere eventuali provvedimenti”.
 

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